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venerdì 6 aprile 2018

IL SALVATAGGIO DELLE BANCHE VENETE ZAVORRA DEI CONTI: IL DEFICIT SALE DI 4,7 MILIARDI

La stima dell'Eurostat. Il peso sul debito è di 11,2 miliardi





I conti pubblici italiani non restano indenni al salvataggio delle banche venete. La maxi-liquidazione di Veneto Banca e Popolare di Vicenza, decisa dal governo Gentiloni lo scorso giugno per evitare il fallimento dei due istituti e il tracollo del territorio circostante, pesa sul debito pubblico, come previsto, ma anche sul deficit, tanto da poter prevedere un possibile rialzo delle stime più che positive arrivate dall'Istat all'inizio di marzo.






Nell'estate 2017, al termine di una lunga trattativa con l'Europa, lo Stato ha sborsato 4,8 miliardi sotto forma di iniezione vera e propria di liquidità e ha concesso 12,4 miliardi di ipotetiche garanzie per permettere ad Intesa San Paolo di salvare il salvabile e di prelevare gli asset ancora 'buoni' delle due banche. Eurostat, appositamente sollecitato in proposito, ha chiarito, a distanza di 9 mesi, che l'impatto complessivo sui conti della doppia operazione è di 4,7 miliardi per quanto riguarda il deficit e di 11,2 miliardi per il debito.


In pratica il rapporto tra deficit e Pil, calcolato dall'Istat all'1,9% nelle stime provvisorie di marzo, potrebbe quindi salire di qualche decimale, così come potrebbe risalire un pò la china anche il debito, la cui discesa - certificata dall'Istituto di statistica italiano sempre all'inizio dello scorso mese - era stata salutata con entusiasmo, prima delle elezioni del 4 marzo, sia dal premier che dal ministro dell'Economia.

I 4,7 miliardi di impatto sul deficit calcolati da Eurostat, in modo probabilmente inaspettato per il Mef che aveva sempre negato l'effetto banche venete sull'indebitamento, valgono tra lo 0,2 e lo 0,3%. Dall'1,9% stimato dall'Istat si potrebbe così salire al 2,1%-2,2%, più o meno in linea con le previsioni del governo contenute nella Nota di aggiornamento al Def di settembre (2,1%) e comunque in calo rispetto al 2,5% del 2016.

Considerando il salvataggio come operazione una tantum, l'effetto non si sentirebbe invece sul deficit strutturale, quello considerato valido per il rispetto delle regole europee sul pareggio di bilancio.

Anche il debito, stimato in calo al 131,5%, potrebbe subire qualche revisione, ma in questo caso fonti del Tesoro ricordano che parte dell'impatto è già stato contabilizzato nel fabbisogno. Sugli oltre 11 miliardi misurati da Eurostat, il peso effettivo da incorporare nei nuovi dati dovrebbe quindi essere limitato a circa 6 miliardi.

L'Istat ufficializzerà le nuove stime domani, ma oggi il Ministero dell'Economia ha intanto già diffuso il dato sul fabbisogno dei primi tre mesi del 2018, in miglioramento di 2,6 miliardi rispetto allo stesso trimestre del 2017. Certo i conti potrebbero ulteriormente risentirne se mai si concretizzasse nei prossimi mesi l'intenzione manifestata da Lega e M5S di risarcire in toto o in parte anche gli azionisti dei due istituti o di adottare una trattamento preferenziale per gli obbligazionisti.

FONTE: ANSA

lunedì 26 marzo 2018

EX BANCHE VENETE: IL GRIDO DEI 700 RIMASTI SENZA FUTURO

Il pericolo licenziamento per 700 lavoratori dell’ex Banche venete è stato diramato in questi giorni da vari quotidiani.



Il “Corriere del Veneto” e il “Corriere di Verona” hanno pubblicato un articolo a firma di Andrea Alba dal titolo “”Veneto sit-in all’ex sede degli addetti delle controllate. In 700 nel limbo della liquidazione”. Anche “Il Giornale di Vicenza” ha dato ampio risalto all’azione di protesta pubblicando un articolo a firma di Maria Elena Bonacini dal titolo "Ex venete, il grido dei 700 rimasti senza futuro".

“Noi lavoratori delle controllate siamo discriminati. Mentre gli altri sono stati salvati, siamo trattati da dipendenti di serie B. Non vorremmo essere noi l’unico fallimento”. E’ questo il grido di dolore dei 700 dipendenti rimasti fuori dal perimetro di Intesa Sanpaolo. A non avere alcuna certezza sul loro futuro sono tutti gli addetti delle 10 società partecipate da Bpvi e Veneto Banca : Apulia Previdenza e Prontoprestito, Gruppo Banca Intermobiliare, Bpvi Multicredito, Claris Factoring, Claris Leasing, Farbanca, Immobiliare Stampa, Nem e Prestinuova.
Sulla delicata situazione First Cisl ha sempre avuto una posizione chiara e propositiva, espressa dal segretario generale di First Cisl Giulio Romani. Sulle pagine del quotidiano vicentino le ribadisce il segretario provinciale di First Cisl Vicenza, Gianfranco De Zottis. “Siamo qui per tenere alta l’attenzione su 700 famiglie rimaste fuori dal salvataggio, visto che dopo 9 mesi non c’è alcuna certezza. Intesa per questo ha ricevuto ingenti risorse pubbliche, non vorremmo che le partecipate diventassero marginali e dimenticate, mentre una soluzione ci sarebbe: far assorbire le 10 società, che producono utili, da Sga. Potrebbe essere un polmone in mancanza di alternative”.

domenica 4 marzo 2018

BANCHE: GUAI IN VISTA E UN GRAVE FATTO MAI ACCADUTO PRIMA


Un grave rischio si prospetta per i correntisti all'indomani delle elezioni del 4 marzo,:il Paese potrebbe di nuovo ritrovarsi a fare i conti con la crisi del sistema bancario. Uno scenario drammatico. E tutto potrebbe scoppiare da un momento all'altro come  dimostrano anche i conti correnti di un istituto italiano per la prima volta congelati! Ne parliamo in questo articolo. 


L'eredità dei Governi Renzi e Gentiloni potrebbe essere pesante per il nuovo Governo. Le banche restano il Tallone d'Achille del nostro Paese . 

Mps è solo la punta dell'iceberg dei problemi irrisolti nelle banche italiane per le varie criticità lasciate da Renzi e Gentiloni. Come dimostrano anche i conti correnti di un istituto italiano per la prima volta congelati

E la questione rischia quindi di diventare una bomba sociale. L’eredità dei Governi Gentiloni e Renzi, che pure hanno provato a rimettere in moto un Paese fiaccato da dieci anni di crisi economica e anche di rappresentanza politica rischia quindi di pesare in maniera negativa sul futuro dell’Italia. E il caso Mps suscita paure che basta evocarle per capire la complessità della situazione che il nuovo Governo dovrà gestire nei prossimi anni. Vediamo quali sono tutti i motivi.
Banche l’eredità di Gentiloni e Renzi bomba

Il problema intorno al quale ruota la questione è essenzialmente quella della qualità dei crediti in capo alle banche italiane. Non si potrà ancora per molto fare come lo struzzo e mettere la testa sotto la sabbia per far finta di non vedere come ad esempio Mps, istituto che già è salito agli onori della cronaca diverse volte negli ultimi anni (con risvolti anche tragici come la morte di David Rossi, una vicenda ancora oscura), sia l’emblema di questo pericoloso impasse. 

Costato agli italiani decine e decine di miliardi di euro (alcune stime parlano di 26 miliardi di euro serviti a salvare l’istituto senese e le altre banche interessate da questa crisi). E a nulla sono servite le operazioni dei prestigiatori della finanza. Che hanno provato a nascondere con varie operazioni, lo stato reale del sistema bancario italiano. Ma il mercato prima o poi arriverà alla verità. E quello sarà il momento in cui i nodi verranno al pettine. E saranno molto probabilmente guai.

“Siamo tutti i giorni in prima linea - spiega l'avvocato Serafino Di Loreto, fondate di SDL Centrostudi - con una task force legale e finanziaria dedicata, a chiedere giustizia in tutte le sedi, Tribunali compresi, innanzi allo strapotere dei cosiddetti soggetti economici privilegiati. In 7 anni di attività – tra totale dei recuperi, aste sospese, posticipo pagamenti, dilazioni, compensazioni, rinegoziazioni, dilazioni di debito, saldi e stralci, risarcimenti, sospensione, annullamento cartelle esattoriali (ed anche alcune soccombenze) – abbiamo contribuito a mantenere vivi sul territorio e restituire dignità e nuova vita a cittadini e PMI destinati altrimenti a soccombere”, dichiara l’Avvocato Serafino Di Loreto.  

“Siamo operativi con successo anche sul fronte della Legge 3/2012, meglio nota come ‘salva-suicidi’: un provvedimento normativo divenuto più attivo nel 2015 che consente a privati e aziende (soggetti non fallibili) alle prese con gravissime e insormontabili situazioni derivate da crisi da sovraindebitamento di potersi, attraverso opportune procedure, riabilitare dalla cosiddetta ‘morte civile’, e riprendere una vita umanamente, economicamente e professionale normale e degna”, conclude il fondatore di ‘SDL Centrostudi SPA’.

Il caso Mps è sufficiente a spiegare quali sono i motivi della bomba sociale rappresentata dalle banche. Una bomba pronta ad esplodere. Più presto di quanto si possa immaginare. La ricapitalizzazione “preventiva” dell’istituto senese avrebbe dovuto rimettere le cose a posto riportando la banca a livelli di redditività e di efficienza accettabili. In realtà, nonostante la ripresa economica e l’iniezione di fondi pubblici, Mps continua a essere un malato grave. Il rischio è che alla fine al consolidamento del settore bancario l’Italia debba assistere all’estinzione di una grossa fetta di aziende di credito, con costi economici e sociali molto elevati.


PER LA PRIMA VOLTA UNA BANCA ITALIANA CONGELA PER UN MESE TUTTI I CONTI CORRENTI 

Incredibile che non se ne parli: si tratta di un provvedimento destinato a passare alla storia perché si tratta delle prima volta che una banca decide di bloccare i conti correnti dei propri clienti. 


Come riportato sul comunicato stampa ufficiale della banca in cui si annuncia il commissariamento di Banca Base, il commissario prof. avv. Antonio Blandini decreta che “Al fine di tutelare la totalità dei creditori, e, in particolare, di preservare il valore aziendale e porre al sicuro i diritti dei clienti, dei depositanti e dei creditori in generale della Banca, ai sensi dell’art. 74 del testo unico bancario è stata disposta, con relativo provvedimento del Commissario Straordinario, a tanto appositamente autorizzato dalla Banca d’Italia, e dietro parere favorevole del Comitato di Sorveglianza, la sospensione, per il periodo di un mese, del pagamento delle passività di qualsiasi genere, nonché della restituzione degli strumenti finanziari alla clientela.”

In poche parole, ai clienti viene inibita la gestione per 30 giorni e il bancomat delle due filiali è adesso bloccato. Confedercontribuenti ha inviato una lettera a ministro dell'Economia, al direttorio e all'Unità gestione delle crisi della Banca d'Italia con la richiesta della revoca del provvedimento di sospensione dell'operatività dei correntisti. Secondo il presidente nazionale Carmelo Finocchiaro, la decisione è semplicemente ingiusta. A suo dire, non possono essere i clienti correntisti a pagare le conseguenze di responsabilità gestionali. Di conseguenza chiede che si proceda con immediatezza allo sblocco delle disponibilità finanziarie dei correntisti. Un mese per aziende e famiglie - riflette - costituisce un atto che ancora una volta Banca d'Italia fa nei confronti di coloro che non hanno alcuna responsabilità

Il presidente dell'associazione a difesa dei cittadini rileva che per le imprese è anche un discredito nei confronti dei fornitori che si vedono tornare indietro assegni con il rischio del blocco delle forniture. Una situazione che non è mai avvenuta in Italia per nessun altro commissariamento. Quale sarà la risposta del Ministero dell'Economia? Arriverà il decreto di sospensione di tutti i pagamenti dovuti all'Erario in questi trenta giorni, non essendoci alcuna responsabilità da parte dei contribuenti, clienti di Banca Base?

giovedì 30 novembre 2017

MPS: OBBLIGAZIONI AD ALTO RISCHIO VENDUTE A UN ULTRAOTTANTENNE

Una famiglia che ha visto dimezzare i propri risparmi, scoprendo che all’anziano capofamiglia, 85enne al momento dell’acquisto di obbligazioni subordinate di Banca Mps, era stato venduto un titolo ad altissimo rischio. 


E non sono pochi i casi del genere in tutta Italia, oltre che in Maremma, provincia da sempre “cara” al Mps. 

Ricordiamo che con decreto del ministro dell’Economia e delle finanze del 28 luglio 2017  le obbligazioni subordinate di Banca Mps sono state convertite in azioni di nuova emissione con rapporti di cambio prefissato. L’unico bond che può dirsi praticamente salvato dallo Stato è quello con scadenza 2018 che sarà rimborsato esclusivamente in favore dei risparmiatori non professionali con una perdita di circa l’80% sul valore nominale di rimborso. In realtà si è dimenticato che ci sono altre subordinate emesse dalla Banca Mps negli anni successivi al 2008, destinate a investitori istituzionali e che dopo la loro emissione sono state girate alla clientela retail, quindi anche ai poveri risparmiatori ignari del rischio e inconsapevoli della complessità del titoli. Ad oggi questi titoli, con il cambio prefissato in azioni e il titolo della Banca in picchiata, fanno registrare per i risparmiatori una perdita di oltre il 50%».


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Il 27 dicembre 2017 SDL Centrostudi ha stipulato una
CONVENZIONE CON ASSOCIAZIONE ANZIANI SANDRO PERTINI DI ROZZANO


Così come per i bond delle quattro banche note per avere venduto obbligazioni poi rivelatesi un flop (Marche, Etruria, Ferrara e Chieti) è possibile verificare se la condotta tenuta dalla banca in sede di vendita sia stata corretta alla luce degli obblighi informativi e prudenziali previsti dal Testo unico di intermediazione finanziaria e agire in giudizio nei confronti della Banca Mps per ottenere il ristoro dei danni.


sabato 4 novembre 2017

IL MARCIUME DELLE BANCHE VENETE

Pubblichiamo una interessante riflessione dell'Avv. Biagio Riccio, che riguarda le recenti deposizioni dei vertici degli organi di Vigilanza, Consob e Banca di Italia, innanzi alla Commissione parlamentare di inchiesta sul crack delle Banche (anche quelle Venete) e che è divenuta oggetto di un articolo, pubblicato sul giornale on Line, Interessi comuni Journal, che ringraziamo. 

di Biagio Riccio 

3 novembre 2017 


Come è scritto su tutti i giornali di stamane, ieri si è tenuta alla Commissione Parlamentare di inchiesta, insediatasi recentemente alla Camera e presieduta dall’on.Casini, l’audizione sia del direttore generale di Banca di Italia Barbagallo che del direttore di Consob Apponi, entrambi chiamati a riferire del crack delle banche venete.
Le deposizioni sono state contrastanti, al punto tale che si è deciso un confronto all’americana, per stabilire chi dei due autorevoli funzionari mentisse.

Come dicono le cronache è emerso che:

1. Dall’anno 2013 su Veneto Banca vi è stata una carente gestione dei crediti in conflitto di interesse ad esponenti aziendali e loro congiunti per 70 milioni di euro.

2. Sono stati concessi sempre nella medesima banca “finanziamenti baciati” per 157 milioni di euro (Fonte il Sole 24 Ore del 3/11/2017). Sono nulli i “finanziamenti baciati”, quelli concessi da una banca, anche in forma di aperture di credito, a propri clienti per l’acquisto di azioni della banca stessa,erogati senza la preventiva autorizzazione dell’assemblea straordinaria. Il Tribunale di Venezia in proposito con due ordinanze del 29 aprile e del 15 giugno scorso ha impedito a Banca Veneta la richiesta ai clienti del pagamento dei saldi passivi di alcuni conti correnti,su cui erano confluiti i finanziamenti concessi, in violazione ed in dispregio delle riserve disponibili e superiori al limite costituito dagli utili distribuibili.
Si desume, dalle deposizioni, il fatto grave che i prezzi delle azioni da comprare erano stabiliti in modo arbitrario e discrezionale, senza alcun controllo,sopravvalute del triplo rispetto alle consistenze patrimoniali. I risparmiatori, scrive sul Fatto Quotidiano di oggi Meletti, hanno comprato la fuffa, perché hanno perso 11 miliardi.

3. Ha riferito Apponi che molti documenti necessari all’esercizio di vigilanza della Consob, Banca di Italia non li metteva a disposizione, “costringendo a cercarceli da soli”. Tra l’altro non è neppure spiegabile il sistema delle “porte girevoli”:molti funzionari di Banca di Italia,quali controllori,sono stati assunti dalle banche controllate.

4. “È emerso un ecosistema doloso e collusivo volto ad occultare in maniera sistematica e fraudolenta informazioni al mercato ed alle Autorità di vigilanza. Questo perché ad opera del management delle due Banche vi era la chiara percezione di essere in una assoluta condizione di impunità. E’ stato impressionante il lavoro svolto dalle due banche per rappresentare un’immagine non veritiera”, ha mestamente dichiarato Apponi.

5. Secondo quest’ultimo, dunque, nel sistema di vigilanza qualcosa non ha funzionato, perché tra Banca di Italia e la Consob non vi è stato uno scambio proficuo di necessarie informazioni per tutelare il mercato: egli ha detto serafico:”la Banca d’Italia è per la segretezza, la Consob per la trasparenza”.

6. Di ieri è la notizia che il fabbisogno dello Stato nei primi dieci mesi del 2017 sia salito a. 61.141 miliardi di euro, con un aumento di ben 11,5 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2016, dovuto,dice il Ministro Padovan, alle erogazioni effettuate per la salvaguardia del sistema bancario (Libero e Repubblica del 3/11/2017).

Ora si attende il confronto all’americana per capire chi è stato inerte e perché la Vigilanza sia arrivata in ritardo,quando già dal 2009 il prezzo delle azioni era truccato e la crisi era evidente, per la malversazione del management oggi ancora a piede libero.
Chi ci ha rimesso patrimonio e sacrifici di una vita sono stati 120 mila risparmiatori (Corriere della Sera del 3/11/2017).
Le responsabilità sfumano o si tenta di occultarle: con il suo sagace umorismo ed ironia sferzante Ennio Flaiano diceva: fra due punti ci hanno insegnato a scuola la linea più breve è una retta, in Italia invece è l’arabesco.

Copertina: particolare del trittico “Tentazioni di sant’Antonio” dipinto di Hieronymus Bosch, databile al 1501 circa e conservato nel Museu Nacional de Arte Antiga di Lisbona.

martedì 24 ottobre 2017

CRAC BANCHE VENETE: 40.000 AZIENDE ITALIANE BLOCCATE SENZA ACCESSO AL FINANZIAMENTO

La Serenissima, ossia la zona intorno a Venezia come è chiamata da un millennio, è oggi l’epicentro di un crollo bancario che minaccia di far deragliare una delle grandi storie di successo della globalizzazione. 


La base territoriale di marchi come Benetton, De’ Longhi, Geox e Luxottica, in Veneto, è diventata anche sede di ben 40.000 piccole imprese improvvisamente bloccate senza accesso al finanziamento da quando una coppia di banche regionali è crollata nel mese di giugno. Si tratta della, che crollando hanno spazzato via i risparmi di molti dei loro 200.000 azionisti, scatenando scossoni economici e politici sentiti da Roma a Francoforte. 

La rabbia per quella che molti considerano una supervisione lassista da parte delle autorità nazionali sta animando un movimento che invoca maggiore autonomia e che è incoraggiato da quanto sta succedendo in Catalogna. “Il dolore per le banche venete può essere finito, ma il dolore per le imprese venete è solo all’inizio“, come ha dichiarato a Bloomberg Andrea Arman, avvocato di alcune delle aziende e dei soggetti più colpiti dal crac delle banche venete. “Stiamo appena iniziando a vedere le conseguenze del crollo e quello che stiamo vedendo è allarmante”. 

La seconda banca italiana, Intesa Sanpaolo SpA, ha pagato una cifra simbolica di 1 euro per acquisire le parti più sane dei due istituti veneti, mentre allo Stato è toccato assorbirsi i 18 miliardi di euro di debito travagliato che hanno accumulato le banche.

L'articolo continua su  wallstreetitalia 

giovedì 12 gennaio 2017

ECCO AL LISTA DEI GRANDI DEBITORI INSOLVENTI DI MPS

Nonostante in questi giorni i vertici di Mps abbiano ribadito l'intenzione di non svelare i nomi degli inadempienti per "non rovinare la loro reputazione", come ha dichiarato l'amministratore delegato Marco Morelli, nelle ultime ore la lista dei debitori insolventi del Mps ha cominciato a essere ricostruita da diversi quotidiani. Emergono i nomi di alcune delle aziende che non hanno onorato i debiti nei confronti della banca senese contribuendo a creare l'enorme massa di crediti deteriorati che ha schiacciato l'istituto.



Dalla Sorgenia della famiglia De Benedetti all'imprenditore alberghiero Giuseppe Statuto, da Gianni Punzo (Cisfi) ai costruttori romani Mezzaroma o al costruttore calabrese Antonio Muto, che nel 2011 da Mps avrebbe ottenuto 27 milioni di euro. Ma anche la società senese New Colle Srl o il gruppo Fenice della famiglia Fusi o l'Atac, la società che gestisce il trasporto pubblico locale a Roma

Tra i protagonisti di spicco più emblematici, come ha ricostruito Il Sole24Ore, figura sicuramente la famiglia De Benedetti e la sua Sorgenia.

Mps, prende forma la lista dei grandi debitori. Emergono i nomi di alcune delle aziende che non hanno onorato i debiti nei confronti della banca senese contribuendo a creare l'enorme massa di crediti deteriorati che ha schiacchiato l'istituto. Scrive Milano Finanza

La lista dei cattivi debitori di Montepaschi è l’autobiografia dell’Italia. Pubblica oggi L'inkiesta.


domenica 8 gennaio 2017

MPS: SÌANO RESI NOTI I NOMI DEBITORI DELLE BANCHE SALVATE

Se le banche vengono salvate con i soldi pubblici è eticamente giusto che si conoscano i nomi dei principali debitori. 


È la ferma convinzione del presidente dell'Abi Antonio Patuelli che, in un'intervista a Il Mattino, chiede, a titolo personale, ("Non abbiamo avuto il tempo di discuterne ancora all'interno dell'Associazione") che si faccia eccezione alla legge sulla privacy e vengano resi noti i primi 100 debitori insolventi delle banche che sono state salvate.

"Io chiedo a titolo personale che vengano resi noti i primi 100 debitori insolventi delle banche che sono state salvate. E per farlo, penso al varo di una norma di legge sia per le banche risolute sia per quelle preventivamente salvate dallo Stato. Bisognerebbe cioè fare un'eccezione alle attuali regole della privacy proprio alla luce del fatto che si tratta di banche nelle quali sul piano della risoluzione o del salvataggio preventivo è intervenuto lo Stato o le altre banche e i risparmiatori", afferma Patuelli.

"Una norma come quella proposta farebbe più chiarezza e contribuirebbe anche a evidenziare più facilmente i casi di violazione di una norma che si chiama mendacio bancario, attualmente vigente e che si verifica quando qualcuno prende in prestito dei quattrini raccontando cose false alla banca a cui li chiede in prestito. La legittimittà di questa semplice norma, che può essere anche un emendamento, deriva eticamente dal fatto che - osserva Patuelli - se lo Stato decide di fare un intervento preventivo, vi può essere un'eccezione alla regola della privacy. Lo stesso avrebbe valore nel caso in cui, come avvenuto con il provvedimento del 22 novembre 2015, lo Stato ha deliberato di procedere con la risoluzione per le 4 banche in crisi. In quel caso ha costretto i risparmiatori da un lato e tutte le altre banche italiane dall'altro a sacrifici. Per me, è eticamente giusto che si vedano quali sono stati almeno i principali debitori insolventi".

"A livello etico le ragioni delle normative sulla privacy non sussistono se c'è un intervento preventivo dello Stato o un intervento dello Stato per salvare una banca a carico delle altre banche concorrenti e dei risparmiatori. Se si chiede la solidarietà pubblica - sottolinea - non ci può essere la solidarietà degli altri e il vecchio segreto bancario".


Fonte: (askanews)


ECCO COSA HA FATTO SDL CENTROSTUDI PER SALVARE I CORRENTISTI E LE PMI DI MPS

giovedì 5 gennaio 2017

LE BANCHE SONO MENO OTTIMISTE RISPETTO AL PASSATO

Le banche sono meno ottimiste rispetto al passato. Il 68% si aspetta un miglioramento dei risultati operativi per l'anno appena iniziato, contro il 75% di dodici mesi fa. È quanto mostra uno studio effettuato dalla società di consulenza EY. Un terzo degli istituti finanziari stima che i risultati saranno negativi, evidenzia la ricerca effettuata fra 120 banche svizzere. "Si tratta del dato peggiore dall'inizio dello studio" sette anni fa, ha detto oggi l'esperto di EY Patrick Schwaller ai media a Zurigo.



Nonostante tutto, l'80% degli istituti ha affermato di avere ottenuto buoni risultati nell'anno appena trascorso. Il settore bancario è in effetti riuscito a gestire meglio del previsto le difficili condizioni di mercato. Secondo il 95% degli istituti finanziari, i tassi negativi applicati dalla Banca nazionale svizzera (BNS) hanno conseguenze sfavorevoli, con un aumento dei rischi. Anche per questo, il 35% degli istituti elvetici valuta a sua volta l'introduzione di tassi negativi per i clienti privati a partire da un determinato patrimonio. 

L'anno scorso la misura era presa in considerazione dal 30%. Questo passo viene valutato in particolare dalle banche cantonali: circa il 60% ci sta seriamente pensando. L'anno scorso la quota era solamente del 20%. Fino a questo momento solo pochi istituti hanno effettivamente concretizzato i tassi negativi, anche per "paura che i clienti siano spinti a ritirare il proprio denaro. Tuttavia, sempre più banche valutano seriamente di introdurre la misura", ha dichiarato Schwaller.

Fonte:  swissinfo


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giovedì 20 ottobre 2016

SDL CENTROSTUDI OTTIENE RINVIO A GIUDIZIO PER DIRETTORI DI BANCA

Ieri SDL Centrostudi ha ricevuto notizia di un'importantissima vittoria: il rinvio a giudizio di direttori di Banca che hanno praticato l’usura nei confronti di loro clienti correntisti. Abbiamo intervistato per voi l'avvocato Biagio Riccio, artefice di questo successo.

L'avv. Biagio Riccio

Perché è importante la notizia di questo rinvio a giudizio?

Si tratta di un fondamentale provvedimento, perché è rarissimo che la richiesta di rinvio a giudizio da parte di un Pubblico Ministero nell'ambito dei reati di usura sia accolta dall'ufficio del giudice per le indagini preliminari. Di solito tutte le querele vengono archiviate, perché si ritiene che i funzionari delle banche, quando applicano interessi usurari, agiscono senza volontà di compiere il reato (la motivazione è che quest’ultimo obbedisce ad ordini superiori e pertanto non è responsabile dell’azione che compie, NdR). Questo pubblico ministero ha invece dimostrato che i direttori di banca hanno assunto un comportamento valutabile come dolo specifico, il che significa con assoluta consapevolezza di arrecare danno.

Quali sono le conseguenze immediate e a lungo termine?

Le conseguenze immediate si riscontrano nella costituzione di parte civile della vittima del reato. Si può dimostrare, attraverso le perizie SDL Centrostudi, non solo l'usura già accertata dal consulente tecnico del Pubblico Ministero, ma anche i gravissimi danni subiti dalla parte offesa che, ricordiamolo, sta affrontando anche l'espropriazione forzata delle sue proprietà in sede civile. Nel lungo periodo si può ritenere che, poiché l'attività esecutiva è sospesa, sempre grazie alle perizie SDL Centrostudi, la parte offesa potrà ottenere la soddisfazione di ogni sua pretesa: non solo non pagherà gli interessi usurari, ma otterrà la restituzione del maltolto ed un sostanzioso risarcimento. Gli avvocati della banca devono preoccuparsi, altresì, che i propri clienti non siano condannati a pene detentive.

Entro quando ci si può aspettare qualche novità a riguardo?

Anche subito perché la costituzione di parte civile, che avverrà prima del dibattimento, farà sentire la voce della vittima del reato e la banca avrà seri problemi, perché dovrà dimostrare di aver agito senza dolo e risarcire tutti i danni. Dovrà cancellare il cliente dalla centrale rischi e tutte le ipoteche che hanno colpito un patrimonio quattro volte superiore al credito erogato. SDL Centrostudi potrà dimostrare che le sue perizie hanno reso significativamente giustizia: e questa è una gran notizia.

Cosa ci si aspetta da questa vittoria?

Giustizia, finalmente giustizia.

Ci sono considerazioni che possono tornare utili ai nostri lettori?

Di non arrendersi mai, di combattere sempre, di credere nella missione di SDL Centrostudi a difesa dei più deboli. Sul sito SDL Centrostudi trovate l'articolo pubblicato sul nostro sito con la notizia del rinvio a giudizio.

giovedì 30 giugno 2016

DISASTRO ANNUNCIATO PER 1 MILIONE E MEZZO DI FAMIGLIE E PICCOLE / MEDIE IMPRESE

È stato approvato dalla Camera dei Deputati il Decreto Banche (n.59/2016) che legittima il patto commissorio, il cui effetto devastante sarà quello che molte imprese, quando sottoscriveranno i contratti con le banche, già hanno consapevolezza che potranno perdere gli immobili conferiti in garanzia.

In un'aula sorda e grigia (ricordando il regime della menzogna, il Fascismo, come ebbe a ritenerlo Piero Calamandrei), l'iniqua legge è PASSATA SILENTE.

http://webtv.camera.it/archivio?id=9699&position=0

L'avvocato Biagio Riccio, che ha scritto l'emendamento sostenuto dal gruppo di Pippo Civati, ha tenuto una conferenza proprio alla Camera dei Deputati , denunciando l'usura reale che tale normativa contiene.

Condividiamo con lui e la sua associazione Favor Debitoris la battaglia che sarà intrapresa nei Tribunali di Italia per sottoporre al vaglio di costituzionalità l'infame norma.

martedì 5 aprile 2016

PANAMA PAPERS: SVELATI I PARADISI FISCALI DEI POTENTI DEL MONDO

Una grande giro di denaro trasferito in paradisi fiscali da studi legali internazionali e banche. È questo l'oggetto dell'inchiesta denominata Panama Papers. Politici, funzionari, criminali e personaggi del calcio e dello sport, italiano e mondiale sono coinvolti nell'inchiesta. 



E nelle carte analizzate da l'Espresso ricorrono anche i nomi delle banche Ubi e Unicredit

«Mossack Fonseca non risulta essere un consulente fiscale della capogruppo» è stata invece la replica del portavoce diUnicredit. I file segreti raccontano una storia più articolata. La banca milanese in effetti ha avuto relazioni d'affari con lo studio panamense per la gestione di circa 80 società offshore. Per esempio la Baracaldo inc. e la Overshoot inc. entrambe di Panama, oppure la Nemo partners Ltd, registrata alle Isole Vergini britanniche. Nel 2010 però Unicredit prende le distanze.

I documenti sono stati diffusi dalle testate legate all'Icij (International consortium of investigative journalists) e da Wikileaks. Le scelte fatte sarebbero del tutto legali se si dichiarano al Fisco italiano capitali e redditi accumulati. È anche vero, però, che queste società talvolta sono usate per frodare l’erario o per nascondere e riciclare denaro sporco.


SI MUOVE L'AGENZIA DELLE ENTRATE - Per ora non c'è ancora nessuna richiesta di verifica da parte dell'Agenzia delle Entrate sull'Inter, ma il Fisco italiano si sta muovendo e chiederà i dati italiani relativi allo scandalo Panama Papers. "L'agenzia sta valutando come ottenere i documenti" riportano agenzie di stampa provenienti dal Fisco.

sabato 2 gennaio 2016

UN VADEMECUM PER DIFENDERSI DALLE BANCHE

Le banche sono un'importante istituzione per il nostro Paese e nessuno intende demolire o demonizzare questa importante risorsa. Tuttavia accade a volte che il rapporto con il cliente (generalmente un piccolo imprenditore, una impresa) diventi illecito.  Ultimamente questi illeciti sono cresciuti mettendo a rischio l’esistenza di molte imprese italiane e di conseguenza decine di migliaia di posti di lavoro.



Alla crisi, cui il nostro Paese sta assistendo negli ultimi anni, si aggiunge un comportamento a volte scorretto da parte degli istituti di credito che anziché aiutare le aziende, anziché sedersi a tavolino e trovare delle soluzioni chiedono alle aziende di "rientrare" dai fidi bancari, oppure negano gli affidamenti.