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venerdì 6 aprile 2018

IL SALVATAGGIO DELLE BANCHE VENETE ZAVORRA DEI CONTI: IL DEFICIT SALE DI 4,7 MILIARDI

La stima dell'Eurostat. Il peso sul debito è di 11,2 miliardi





I conti pubblici italiani non restano indenni al salvataggio delle banche venete. La maxi-liquidazione di Veneto Banca e Popolare di Vicenza, decisa dal governo Gentiloni lo scorso giugno per evitare il fallimento dei due istituti e il tracollo del territorio circostante, pesa sul debito pubblico, come previsto, ma anche sul deficit, tanto da poter prevedere un possibile rialzo delle stime più che positive arrivate dall'Istat all'inizio di marzo.






Nell'estate 2017, al termine di una lunga trattativa con l'Europa, lo Stato ha sborsato 4,8 miliardi sotto forma di iniezione vera e propria di liquidità e ha concesso 12,4 miliardi di ipotetiche garanzie per permettere ad Intesa San Paolo di salvare il salvabile e di prelevare gli asset ancora 'buoni' delle due banche. Eurostat, appositamente sollecitato in proposito, ha chiarito, a distanza di 9 mesi, che l'impatto complessivo sui conti della doppia operazione è di 4,7 miliardi per quanto riguarda il deficit e di 11,2 miliardi per il debito.


In pratica il rapporto tra deficit e Pil, calcolato dall'Istat all'1,9% nelle stime provvisorie di marzo, potrebbe quindi salire di qualche decimale, così come potrebbe risalire un pò la china anche il debito, la cui discesa - certificata dall'Istituto di statistica italiano sempre all'inizio dello scorso mese - era stata salutata con entusiasmo, prima delle elezioni del 4 marzo, sia dal premier che dal ministro dell'Economia.

I 4,7 miliardi di impatto sul deficit calcolati da Eurostat, in modo probabilmente inaspettato per il Mef che aveva sempre negato l'effetto banche venete sull'indebitamento, valgono tra lo 0,2 e lo 0,3%. Dall'1,9% stimato dall'Istat si potrebbe così salire al 2,1%-2,2%, più o meno in linea con le previsioni del governo contenute nella Nota di aggiornamento al Def di settembre (2,1%) e comunque in calo rispetto al 2,5% del 2016.

Considerando il salvataggio come operazione una tantum, l'effetto non si sentirebbe invece sul deficit strutturale, quello considerato valido per il rispetto delle regole europee sul pareggio di bilancio.

Anche il debito, stimato in calo al 131,5%, potrebbe subire qualche revisione, ma in questo caso fonti del Tesoro ricordano che parte dell'impatto è già stato contabilizzato nel fabbisogno. Sugli oltre 11 miliardi misurati da Eurostat, il peso effettivo da incorporare nei nuovi dati dovrebbe quindi essere limitato a circa 6 miliardi.

L'Istat ufficializzerà le nuove stime domani, ma oggi il Ministero dell'Economia ha intanto già diffuso il dato sul fabbisogno dei primi tre mesi del 2018, in miglioramento di 2,6 miliardi rispetto allo stesso trimestre del 2017. Certo i conti potrebbero ulteriormente risentirne se mai si concretizzasse nei prossimi mesi l'intenzione manifestata da Lega e M5S di risarcire in toto o in parte anche gli azionisti dei due istituti o di adottare una trattamento preferenziale per gli obbligazionisti.

FONTE: ANSA

lunedì 26 marzo 2018

EX BANCHE VENETE: IL GRIDO DEI 700 RIMASTI SENZA FUTURO

Il pericolo licenziamento per 700 lavoratori dell’ex Banche venete è stato diramato in questi giorni da vari quotidiani.



Il “Corriere del Veneto” e il “Corriere di Verona” hanno pubblicato un articolo a firma di Andrea Alba dal titolo “”Veneto sit-in all’ex sede degli addetti delle controllate. In 700 nel limbo della liquidazione”. Anche “Il Giornale di Vicenza” ha dato ampio risalto all’azione di protesta pubblicando un articolo a firma di Maria Elena Bonacini dal titolo "Ex venete, il grido dei 700 rimasti senza futuro".

“Noi lavoratori delle controllate siamo discriminati. Mentre gli altri sono stati salvati, siamo trattati da dipendenti di serie B. Non vorremmo essere noi l’unico fallimento”. E’ questo il grido di dolore dei 700 dipendenti rimasti fuori dal perimetro di Intesa Sanpaolo. A non avere alcuna certezza sul loro futuro sono tutti gli addetti delle 10 società partecipate da Bpvi e Veneto Banca : Apulia Previdenza e Prontoprestito, Gruppo Banca Intermobiliare, Bpvi Multicredito, Claris Factoring, Claris Leasing, Farbanca, Immobiliare Stampa, Nem e Prestinuova.
Sulla delicata situazione First Cisl ha sempre avuto una posizione chiara e propositiva, espressa dal segretario generale di First Cisl Giulio Romani. Sulle pagine del quotidiano vicentino le ribadisce il segretario provinciale di First Cisl Vicenza, Gianfranco De Zottis. “Siamo qui per tenere alta l’attenzione su 700 famiglie rimaste fuori dal salvataggio, visto che dopo 9 mesi non c’è alcuna certezza. Intesa per questo ha ricevuto ingenti risorse pubbliche, non vorremmo che le partecipate diventassero marginali e dimenticate, mentre una soluzione ci sarebbe: far assorbire le 10 società, che producono utili, da Sga. Potrebbe essere un polmone in mancanza di alternative”.